Questa sera  sera, guardando quattro metà, mi sono accorto che dentro di me esiste ancora una malinconia dolce, quasi tenera. Non era il film in sé a colpirmi, ma quello che rappresentava: gli incontri casuali, gli sguardi che cercano qualcuno, i primi appuntamenti, le emozioni ancora tutte da scoprire.
Mi sono sorpreso a pensare che mi mancano quei momenti. Mi manca l’attesa di un messaggio. Mi manca l’emozione di conoscere una donna senza sapere dove porterà quella conoscenza. Mi manca la leggerezza di un primo caffè insieme, di una passeggiata in cui ogni parola è una scoperta, di quel batticuore che rende speciale perfino un giorno qualunque.
Per un attimo mi sono sentito vecchio. Mi sono sentito un uomo che guarda da lontano qualcosa che appartiene ormai ad altri. Ma riflettendoci meglio ho capito che non è così.
Se provo nostalgia per queste emozioni significa che sono ancora vivo dentro. Significa che il mio cuore non si è rassegnato. Significa che, nonostante gli anni trascorsi, le delusioni, le strade percorse e quelle abbandonate, continuo a desiderare la bellezza di un incontro autentico.
Forse non mi mancano davvero i primi amori. Mi manca piuttosto la magia dell’inizio. Quel momento fragile e meraviglioso in cui tutto è possibile e niente è ancora scritto.
E non c’è nulla di sbagliato in questo desiderio. Non è una debolezza e non è una sconfitta. È la prova che una parte di me continua a credere nell’amore, nella complicità, nella sorpresa di trovare qualcuno capace di illuminare il cammino.
Non devo vergognarmi di questa nostalgia. Devo accoglierla. Perché mi ricorda che, al di là dell’età anagrafica, esiste un uomo che non ha smesso di sperare, di sognare e di desiderare di condividere la vita con un’altra anima.
E forse la verità è proprio questa: non mi sento un cinquantenne. Mi sento un uomo che avrebbe ancora voglia di emozionarsi come un ragazzo.

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