Per molto tempo ho guardato ciò che mi mancava. Ho pensato alle occasioni perdute, ai sogni rimasti in sospeso, alle strade che non ho percorso e ai traguardi che avrei voluto raggiungere prima. A volte mi sono fermato a contemplare le mie ferite, credendo che fossero il peso più grande da portare.Poi la vita mi ha insegnato a guardare oltre me stesso. Ho visto persone affrontare prove più dure delle mie, combattere battaglie silenziose contro la malattia, la solitudine e la disperazione. Ho capito che il dolore non ha una graduatoria, ma che la gratitudine può cambiare il modo in cui lo attraversiamo.Così ho smesso di contare soltanto ciò che non possiedo. Ho iniziato a guardare ciò che ho ricevuto: gli affetti che mi accompagnano, il tetto che mi protegge, i libri che mi parlano, i ricordi del mare e dei viaggi, la possibilità di scrivere, di amare e di continuare a sognare.Oggi non nego le mie difficoltà, ma non permetto più che siano loro a definire la mia vita. Quando mi accorgo di lamentarmi per ciò che mi manca, mi fermo un istante e guardo il cammino che posso ancora percorrere. Allora il lamento lascia il posto alla riconoscenza e il peso si trasforma in forza.Non ringrazio perché la mia vita sia stata facile. Ringrazio perché, nonostante tutto, ho ancora mani per scrivere, occhi per leggere, un cuore per amare e un’anima che continua a cercare la luce. E questo, per me, vale molto più di tutte le scarpe che avrei voluto indossare.
“Piangevo perché non avevo le scarpe, poi vidi un uomo che non aveva i piedi e smisi di piangere.”

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