Per un autografo 

L’altra sera, guardando una serie TV, ho visto un giocatore di basket che firmava autografi ai bambini. Quella scena mi ha sbloccato un ricordo che era rimasto nascosto da qualche parte nella memoria.Avevo circa quindici anni e giocavo in C2 con l’Audax Pallavolo Quartucciu. Stavamo giocando in trasferta a Sestu, proprio contro il Sestu. Al termine della partita, mentre ero ancora nel palazzetto, un bambino si avvicinò a me accompagnato dal padre e mi chiese un autografo.Ricordo ancora la sorpresa. Non ero un giocatore famoso, ero soltanto un ragazzo che giocava a pallavolo con passione. Eppure quel bambino aveva scelto proprio me.In quel momento non ci diedi molta importanza. Firmai il foglio e la giornata continuò come tante altre. Poi quel piccolo episodio finì in un angolo della memoria.Rivedendo quella scena in televisione, però, il ricordo è tornato a galla all’improvviso. Oggi ci penso con tenerezza. Non per l’autografo in sé, ma perché per quel bambino, anche solo per pochi minuti, ero stato qualcuno da ammirare e da ricordare.A quindici anni non potevo capirlo. Oggi sì. E forse è proprio questo che rende quel ricordo così bello.

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