Dialogo tra corpo e mente 

Corpo:
«Hai preso un accompagnatore.
Uno che ti solleva, ti lava, ti veste, ti porta dal letto alla sedia, che ti aiuta a mangiare e a prendere le pastiglie.
Uno che fa tutto quello che facevo io.
Quindi… non hai più bisogno di me.»

Mente:
«Non dire sciocchezze.
Io ho sempre bisogno di te.
Ho bisogno del tuo peso, del tuo calore, della tua presenza.
Ho bisogno del tuo modo imperfetto di stare al mondo.
Senza di te non esisto.»

Corpo:
«Ma ora ti muovi grazie agli altri.
Ti affidano le mani, ti sostengono, ti spostano.
Tu continui a vivere anche quando io cedo.
Forse puoi andare avanti senza di me.»

Mente:
«Io non vivo senza di te.
Io vivo attraverso di te.
Ogni gesto che qualcun altro compie su di noi è comunque un gesto che passa da te.
Ogni cura che ricevi è una cura che mi riguarda.
Non sei stato sostituito: sei stato protetto.»

Corpo:
«Protetto… o messo da parte?
A volte mi sembra di essere diventato un peso, un oggetto da spostare, un territorio che altri attraversano.»

Mente:
«No.
Tu sei la mia casa.
Chi ti aiuta non ti sostituisce: ti custodisce.
E io, che ti abito, non mi arrendo.
Non ti lascio.
Non ti tradisco.»

Corpo:
«E allora perché mi sento così fragile?
Perché mi sembra che tu stia andando avanti mentre io resto indietro?»

Mente:
«Perché stiamo cambiando.
E il cambiamento fa paura.
Ma non è una resa: è una trasformazione.
Io non vivo senza di te, Corpo.
Io vivo con te, anche quando ti affidi a mani che non sono le mie.»

Corpo:
«Quindi… non devo arrendermi?»

Mente:
«Arrenderti no.
Accoglierti sì.
Accogli ciò che sei oggi, ciò che puoi fare, ciò che gli altri fanno per noi.
Io sono qui.
Tu sei qui.
E insieme continuiamo.»

Rispondi

Scopri di più da Il blog di uno sclerotico

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere