Lunedì diverso dal solito

Oggi mi sono svegliato con un pensiero fisso: dovevo andare dal medico di famiglia. Non era una visita qualunque, ma una di quelle necessarie per prolungare la fisioterapia domiciliare e farmi controllare la caviglia, che continua a ricordarmi che il corpo ha i suoi tempi e le sue ostinazioni.

Verso le 10:30 io e Ignazio siamo usciti di casa. Lui, come sempre, una presenza solida, discreta, quasi un compagno di viaggio più che un accompagnatore. Il tragitto è stato tranquillo, uno di quei percorsi che ormai conosciamo a memoria.

Arrivati dal medico, ho trovato otto persone davanti a me. Otto volti, otto storie, otto attese.
Avrei avuto la precedenza, lo so. È un mio diritto. Ma non ce l’ho fatta a dirlo. Davanti a me c’erano persone anziane, ognuna con il proprio peso, la propria fragilità. E io, che pure porto la mia, non me la sono sentita di dire “tocca a me”.
Non so bene perché. Forse perché non accetto del tutto l’idea della precedenza. Forse perché non mi piace sentirmi davanti agli altri. O forse perché, davanti agli anziani, quel diritto mi sembra sempre più difficile da pronunciare.

Così ho aspettato.
Io e Ignazio, in silenzio, abbiamo attraversato la fila come si attraversa un piccolo rito di pazienza.
Quando finalmente è arrivato il mio turno, ho fatto ciò che dovevo fare, poi siamo tornati a casa. Ho pranzato, senza troppa fame, e ora sono qui, seduto, a raccontare questa giornata che non è stata straordinaria, ma che ha avuto comunque il suo peso, la sua piccola verità.

Una risposta a “Lunedì diverso dal solito”

  1. Ciao. Anche io faccio così

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