45 minuti di verticalità e un dono che illumina il cuore

Oggi è venerdì, e ormai il mio risveglio ha preso una forma precisa, quasi rituale.
Dormo tranquillo, mi sveglio senza scossoni, e la voce di Ignazio che mi dà il buongiorno è diventata una presenza familiare, una costante che non pesa ma accompagna.

La vera novità, però, è ciò che accade subito dopo.
Appena finisco di lavarmi i denti, mi sistemo sulla sedia verticalizzante e avvio il cronometro.
Se ieri avevo raggiunto i 20 minuti, oggi il tempo si è dilatato come una conquista: 45 minuti in posizione verticale.

Quarantacinque minuti non sono pochi.
Eppure il corpo ha retto, la testa non ha tremato, nessun dolore, nessun segnale di cedimento.
Solo una sensazione chiara: sto tornando.

Il mio obiettivo non è più aggiungere un minuto alla volta.
Ora sento che posso puntare a qualcosa di più grande, più ampio, più mio.
Domani sarà più difficile, perché non avrò Ignazio accanto — ma forse ci sarà qualcun altro, e forse riuscirò comunque ad aumentare il tempo.
Il corpo sta rispondendo, e io voglio seguirlo.

E poi, in mezzo a tutto questo, è arrivata una sorpresa che mi ha scaldato il cuore.
Il mio amico Marco ha comprato Silenzio e Fragilità per sua madre.
Mi ha mandato una foto: il mio libro tra le mani di qualcuno che lo riceve come dono.
Un’emozione pura, limpida.
Vedere un mio pensiero diventare un regalo, un gesto d’amore…
sono momenti che ti ricordano perché scrivi, perché resisti, perché continui.

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