La verticalità ritrovata

Oggi è giovedì e la giornata scorre tranquilla, con quel ritmo quieto che ormai conosco bene.
La mattina si apre con la sveglia di Ignazio, poi il rito semplice del lavarmi, della colazione, del corpo che si prepara. E subito dopo, come un appuntamento con me stesso, torno sulla sedia verticalizzante.

Oggi ho fatto un buon tempo: venti minuti pieni, cronometrati, vissuti, sostenuti.
E la cosa più bella è che il corpo non ha protestato.
La testa era lucida, le gambe ferme, il respiro stabile.
Sentivo che avrei potuto restare ancora, che quei venti minuti non erano un limite ma un segnale: il mio corpo vuole tornare alla sua postura verticale, la riconosce, la desidera, la reclama come una memoria antica.

E io non posso far altro che accompagnarlo, aiutarlo, sostenerlo in questo ritorno.
Ogni giorno un po’ di più, ogni minuto un passo verso quella posizione che un tempo era naturale e che ora, lentamente, sta tornando a esserlo.

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