Oggi il lunedì pesa più del solito. Mi sento scarico, svuotato, come se qualcuno avesse tolto la corrente al mio corpo. E so bene il motivo: non ho dormito. Quando la notte rimane accesa e gli occhi non si chiudono, viene meno tutto — forza, energia, volontà.
Ieri ho scelto di non prendere il Tavor, l’ansiolitico che mi accompagna da più di sei anni. È una presenza che garantisce il sonno, ma allo stesso tempo una dipendenza che non voglio più portare avanti. Ho deciso di riabituare il mio corpo a dormire da solo, senza stampelle chimiche. Non è un salto nel vuoto: sono sceso gradualmente, da 1 mg a mezza pastiglia, e ora sto cercando di lasciarla andare del tutto.
Il problema, però, è sempre lo stesso: quelle contrazioni fastidiose ai piedi, quel tormento che arriva proprio quando cerco la quiete. È ciò che mi tiene sveglio, ciò che rende la notte un campo di battaglia.
Eppure, nonostante la stanchezza che oggi mi trascina, tengo duro. So che è un percorso difficile, ma è anche un atto di coraggio. Un passo verso una nuova autonomia del corpo, verso un sonno che torni ad essere naturale.
Forza e coraggio. Anche oggi. Anche così.

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